Nella bianca solitudine artica i due orsacchiotti Bir e Up vivevano spensierati. I genitori erano andati in cerca di preda e non erano più tornati. Le loro pelli servivano ormai per riscaldare gli uomini.

Il grande specchio d’acqua vicino alla tana era il loro soggiorno preferito. Dire “tana” non è esatto. Si trattava di un iglù abbandonato. Lì dentro si ritiravano a dormire quando erano stanchi e sazi.

La primavera avanzava. Sulla neve ghiacciata scivolava un velo d’acqua. In lontananza si distinguevano ormai alcune chiazze di verde.

Up Si tuffava senza posa e si divertiva ad inseguire alcuni grossi merluzzi. Bir, che era stanco di pescare, preferiva fare quattro chiacchiere con Fusy, un cucciolo di volpe azzurra, col quale avevano fatto amicizia. La madre di Fusy era Sayla, stupendo esemplare della sua razza. Spesso i tre amici scatenavano nell’acqua limpida un rumoroso carosello. Accorreva Vul, un giovane gabbiano pazzerellone, che si librava al di sopra della baraonda e ne approfittava per tuffarsi a ghermire i pesciolini spaventati. Una volta partecipò anche lui al giuoco e si posò sulla testa di Bir stuzzicandogli un orecchio come se vi cercasse dei parassiti. L’orsacchiotto gridò:

— Lasciami, Vul! Mi solletichi!... La vuoi finire... Se ti prendo...

— Piiiuh! Piiiuh! — strillò Vul, e prima che le zampe di Bir lo potessero toccare, si era già librato in aria per posarsi sulla testa di Up e continuare lo scherzo. Solo Fusy non si lasciava mai sfiorare. Si tuffava sempre in tempo, la sciando Vul con un palmo di... becco.

La vita del grande specchio d’acqua fu turbata dall’arrivo di una famiglia di orsi, piovuti lì chissà come.

Bir ed Up si avvicinarono a Bok, l’orsetto figlio dei nuovi arrivati, che teneva sulla spalle un’a scia, trovata forse in un bivacco abbandonato.

— Sai nuotare?

— Certo!...

— Tuffati, si gioca!

— Non vedi?.., ho questo.

— Lascialo per terra...

— Mai!...

— lo mi tuffo! Forza Bir! Fusy vieni!

Il volpacchiotto non si muoveva, messo in sospetto dagli orsi sconosciuti. Infatti Bok già correva verso di lui con intenzioni poco chiare, m Fusy, a scanso di equivoci, sparì come il lampo Muk e Sama, genitori di Bok, finirono con l’adottare i due orfani, e vicino al grande specchi d’acqua non vi fu che una sola famiglia

Muk era serio e attivo. Aveva un debole per i suo piccolo e non gli sapeva rifiutare nulla. Se ma invece era imperiosa e pigra. Per due anni era stata al servizio di un esquimese solitario che l’aveva allevata e le aveva insegnato a fu mare la pipa. Morto il padrone, girovagò a lungo fra i ghiacci, finché incontrò Muk, che divenne suo legittimo consorte.

Sama era imparziale coi tre orsacchiotti; m non si può dire che la pazienza fosse il suo forte Un giorno Bok si mise a mugolare perché noi era riuscito ad impadronirsi di Fusy. La madre perse la pazienza e gli sbatté la pipa sulla testa L’orsacchiotto si acquietò, ma poco dopo, a colmo dell’esaltazione, corse incontro al padre che gli portava Fusy prigioniero.

Sayla quando sentì le strida disperate del su piccolo, accorse e tentò animosamente di liberarlo. Tutto inutile. Convintasi che qualunque sforzo sarebbe stato vano, si allontanò, decisa mettere in esecuzione un suo piano temerario. Sapeva che a pochi chilometri due cacciatori avevano piantato la tenda. Raggiunse quel luogo e con disperato coraggio si mostrò allo scoperto. I due uomini afferrarono le carabine e s lanciarono all’inseguimento della bellissima volpe azzurra. Sayla li attirò verso la tana degli orsi. Prima uscì Muk furibondo e si lanciò contro il cacciatore più vicino, ma fu abbattuto. Sama fece uscire i tre orsacchiotti e cercò di allontanarsi rapidamente, ma fu ferita ad una spalla e finita con una salva di pallettoni. Del trambusto approfittò Sayla, che liberò il suo piccolo e di sparve con lui fra le pieghe del terreno.

I tre orsacchiotti furono catturati e condotti lontano, in una grande città rumorosa.

Sulle rive del grande specchio d’acqua tornò il bianco silenzio artico.

 

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